Mercoledì 31 Maggio si inaugura la terza tappa di ArtInTour Milano presso la Ex Fornace, Alzaia Naviglio Pavese 16

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Lampade vintage-robots

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La Balena nello Stagno

“Ma come fa…ad esserci una balena in uno stagno così piccolo?” aveva chiesto singhiozzando.

Lucia era tornata a sporgersi in avanti. Il grande occhio era ancora lì che le osservava.

La mano della bambina si stava posando sulla pelle solcata da profondissime rughe che lo circondava.

“Non lo so…forse…tanti milioni di anni fa qui c’era il mare…c’era il mare prima che si alzassero le montagne…e chissà…magari questa balena dormiva e quando il mare se n’è andato, a lei è toccato rimanere in questo stagno…”

“La Balena nello Stagno” Racconto di Simone Guazzetti (2008)balena-stagno

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…è l’ironia…l’ironia è ciò che ancora ci salva.

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Design Circus 26/27 Novembre 2016…presente.

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27-28 Febbraio

Presso lo Spazio Maimeri di Corso Colombo 14 a Milano, ho presentato in anteprima la nuova collezione di lavori dedicata al mondo dei robot vintage. Si tratta di nuove opere ispirate come sempre al mondo della mitologia, dei racconti e delle favole, riletti in chiave moderna.

Ho inoltre presentato la mia produzione di lampade, create appositamente per l’evento.

A breve pubblicherò le foto nelle nuove paginae ad essi dedicate.

 

Simo

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DesignCircus+Art Edition 2016

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La creatività che suscita emozione

L’artista Simone Guazzetti nasce a Como nel 1975; vissuto e cresciuto a Pognana Lario, piccolo paesino di provincia, nel 1994 termina gli studi presso l’Istituto per l’Edilizia di Como.
Una vita tranquilla e un’adolescenza affiancata costantemente da una vena creativa, che prende definitivamente vita all’età di 25 anni attraverso un fervido studio di artisti quali: Bosch, Piranesi, Sironi, Dürer, Böcklin, dai quali l’artista sarà influenzato per i suoi paesaggi visionari e surreali.
Dall’anno 2000 quindi, fino al 2012 Guazzetti sperimenta da autodidatta diverse tecniche artistiche privilegiando disegni a matita, acrilici e collage.
Il 2012 sarà per l’artista l’anno della scoperta da parte del grande pubblico, grazie al primo vernissage presso il Level di Desio, dal 27 Aprile di quell’anno per Guazzetti inizierà una svolta creativa e conoscitiva da parte di diverse Gallerie lombarde.
Dopo lo studio delle incisioni di Piranesi, Dürer e Goya, Guazzetti cerca di riportare la tecnica dell’incisione ad acquaforte con il tratto a matita; l’effetto del chiaroscuro rende i suoi paesaggi visionari ricchi di poesia, un ambiente nostalgico con una luce di speranza, quella speranza di amore e benessere che resterà costante in tutte le sue opere.
Il pittore attraverso il suo “fare arte” cerca di trasmettere un’emozione, quella stessa emozione che lui stesso ha provato di fronte a opere come L’isola dei morti di Arnold Böckin (1827-1901) e La Torre di Babele di Pieter Brueghel il Vecchio, soggetti d’importanza primordiale e fonte d’ispirazione per i primi lavori.
Per l’artista è importante “dare un’emozione”, tutta la sua poetica creativa verte su questo, sul riuscire a emozionare il fruitore, su quella capacità intrinseca che l’arte dovrebbe possedere.
Questo desiderio di “trasmettere emozioni” sarà una costante nelle sue opere, lavori in cui personaggi senza volto e fisionomia riconoscibile cercheranno di incontrarsi, sfiorarsi, cercarsi…, un barlume d’amore in un paesaggio vuoto e desolato.
I paesaggi rappresentati dal pittore sono spesso città in disfacimento, paesaggi bui e desolati; un mondo visionario creato dall’artista e che rappresenta le nostre città in disfacimento; nel degrado però c’è sempre una speranza: un contatto, un colore, una foglia vitale, la speranza in un mondo diverso, dove non ci sarà il costante bisogno di protezione che si avverte nei personaggi di Guazzetti.
Nell’opera Il Gioco (2011) l’artista rappresenta un Robot, un semplice gioco che in realtà presenta un barlume d’amore, un cuore che cerca di riprendere con malinconica cura.
Un silenzio inimmaginabile in paesaggi desolati e ambigui; da quel silenzio spesso nasce una vita, una piccola speranza in uno spazio grigio; in una società devastata dalla solitudine, nel desiderio di essere omologati resta sempre l’istinto innato della sopravvivenza d’amore; una costante positiva che accompagna quindi tutte le opere del pittore.
Durante questi anni di evoluzione Simone Guazzetti è cambiato; da quel primo vernissage del 2012 ha acquisito nuovi stimoli creativi e anche le sue ultime produzioni riescono a trasmettere nuove emozioni.
Se l’arte ha una valenza terapeutica anche gli ultimi lavori dell’artista presentato un cambiamento sostanziale: in alcune opere i personaggi senza volto cercano di “denudarsi” da quella muta che la società odierna ci impone di indossare, così piccoli “pezzi di pelle” s’intravedono, una nuova speranza di accettazione per ciò che si è realmente, non per ciò che gli altri vorrebbero che fossimo.
Simone Guazzetti vive la sua opera come “sperimentazione continua ed evoluzione di sé”, attraverso il “fare arte” si propone di creare emozioni, quelle stesse emozioni che lui stesso ha provato; le sue figure hanno un’evoluzione positiva, un’accettazione che l’artista stesso cerca attraverso la sua poetica.
Le sue figure filiformi forse non toglieranno mai completamente la loro muta, ma sicuramente la speranza della ricerca, dell’accettazione, del voler provare un’emozione resta quella stessa speranza che mantiene viva questa società, una società veloce e messa a dura prova da eventi catastrofici, ma una società dove è possibile ancora sperare.

Lucia Arezzo

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Sabato 21 e Domenica 22 FEBBRAIO a Milano, Via Dante 14, Metrò Cairoli dalle 11:00 alle 19:30

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One way or another

We knew the world would not be the same.A few people laughed.
A few people cried.

Most people were silent.

I remembered the line from the Hindu scripture, the Bhagavad-gita.

Vishnu is trying to persuade the Prince that he should do his duty and to impress him takes on his multi-armed form and says:

“Now I’m become death, the destroyer of worlds”.

I suppose we all thought that, one way or another…

DR. J.R. OPPENHEIMER

 

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