Simone Guazzetti: la creatività che suscita emozione.

L’artista Simone Guazzetti nasce a Como nel 1975; vissuto e cresciuto a Pognana Lario, piccolo paesino di provincia, nel 1994 termina gli studi presso l’Istituto per l’Edilizia di Como.

Una vita tranquilla e un’adolescenza affiancata costantemente da una vena creativa, che prende definitivamente vita all’età di 25 anni attraverso un fervido studio di artisti quali: Bosch, Piranesi, Sironi, Dürer, Böcklin, dai quali l’artista sarà influenzato per i suoi paesaggi visionari e surreali.

Dall’anno 2000 quindi, fino al 2012 Guazzetti sperimenta da autodidatta diverse tecniche artistiche privilegiando disegni a matita, acrilici e collage.

Il 2012 sarà per l’artista l’anno della scoperta da parte del grande pubblico, grazie al primo vernissage presso il Level di Desio, dal 27 Aprile di quell’anno per Guazzetti inizierà una svolta creativa e conoscitiva da parte di diverse Gallerie lombarde.

Dopo lo studio delle incisioni di Piranesi, Dürer e Goya, Guazzetti cerca di riportare la tecnica dell’incisione ad acquaforte con il tratto a matita; l’effetto del chiaroscuro rende i suoi paesaggi visionari ricchi di poesia, un ambiente nostalgico con una luce di speranza, quella speranza di amore e benessere che resterà costante in tutte le sue opere.

Il pittore attraverso il suo “fare arte” cerca di trasmettere un’emozione, quella stessa emozione che lui stesso ha provato di fronte a opere come L'isola dei morti di Arnold Böckin (1827-1901) e La Torre di Babele di Pieter Brueghel il Vecchio, soggetti d’importanza primordiale e fonte d’ispirazione per i primi lavori.

Per l’artista è importante “dare un’emozione”, tutta la sua poetica creativa verte su questo, sul riuscire a emozionare il fruitore, su quella capacità intrinseca che l’arte dovrebbe possedere.

Questo desiderio di “trasmettere emozioni” sarà una costante nelle sue opere, lavori in cui personaggi senza volto e fisionomia riconoscibile cercheranno di incontrarsi, sfiorarsi, cercarsi…, un barlume d’amore in un paesaggio vuoto e desolato.

I paesaggi rappresentati dal pittore sono spesso città in disfacimento, paesaggi bui e desolati; un mondo visionario creato dall’artista e che rappresenta le nostre città in disfacimento; nel degrado però c’è sempre una speranza: un contatto, un colore, una foglia vitale, la speranza in un mondo diverso, dove non ci sarà il costante bisogno di protezione che si avverte nei personaggi di Guazzetti.

Nell’opera Il Gioco (2011) l’artista rappresenta un Robot, un semplice gioco che in realtà presenta un barlume d’amore, un cuore che cerca di riprendere con malinconica cura.

Un silenzio inimmaginabile in paesaggi desolati e ambigui; da quel silenzio spesso nasce una vita, una piccola speranza in uno spazio grigio; in una società devastata dalla solitudine, nel desiderio di essere omologati resta sempre l’istinto innato della sopravvivenza d’amore; una costante positiva che accompagna quindi tutte le opere del pittore. Se l’arte ha una valenza terapeutica anche gli ultimi lavori dell’artista presentato un cambiamento sostanziale: in alcune opere i personaggi senza volto cercano di “denudarsi” da quella muta che la società odierna ci impone di indossare, così piccoli “pezzi di pelle” s’intravedono, una nuova speranza di accettazione per ciò che si è realmente, non per ciò che gli altri vorrebbero che fossimo.

Simone Guazzetti vive la sua opera come “sperimentazione continua ed evoluzione di sé”, attraverso il “fare arte” si propone di creare emozioni, quelle stesse emozioni che lui stesso ha provato; le sue figure hanno un’evoluzione positiva, un’accettazione che l’artista stesso cerca attraverso la sua poetica.

Le sue figure filiformi forse non toglieranno mai completamente la loro muta, ma sicuramente la speranza della ricerca, dell’accettazione, del voler provare un’emozione resta quella stessa speranza che mantiene viva questa società, una società veloce e messa a dura prova da eventi catastrofici, ma una società dove è possibile ancora sperare.

Durante questi anni di evoluzione Simone Guazzetti è cambiato; da quel primo vernissage del 2012 ha acquisito nuovi stimoli creativi e anche le sue ultime produzioni riescono a trasmettere nuove emozioni.

Le sue sperimentazioni nell'ambito della scultura l'hanno portato a creare un universo ludico del tutto particolare: ispirandosi alla fantascienza anni'50 ed a varie mitologie sono nati i suoi Robot umanoidi, ciascuno di essi con un messaggio poetico e filosofico rivolto a ciò che lui chiama 'l'infanzia universale', ovvero ai bambini: sia a quelli che lo sono per diritto d'anagrafe sia a quelli che ciascun adulto conserva dentro di se, talvolta ben celati e protetti.

Dalle città disegnate è passato alle città tridimensionali, realizzate in terracotta e legno: miniature volte a rappresentare l'universo umano, sogni e speranza, sempre attraverso un linguaggio semplice, di stampo favolistico ed illustrativo.

Simone Guazzetti lavora e produce le sue opere nel suo laboratorio di Pognana Lario e sarà sempre lieto di accogliervi nel suo atelier per raccontarvi le sue storie, attraverso i suoi quadri e per presentarvi tutti i personaggi scaturiti dal suo immaginario creativo.


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